Mal di schiena, cervicalgia, lombalgia, questi sono i nomi che la scienza ha attribuito a quei sintomi, a quei dolori di cui molte persone soffrono. Patologie raramente invalidanti, ma che spesso e volentieri riducono le capacità di una persona e la sua voglia di fare; infatti un dolore, anche non importante, ma che perdura nel tempo, tende a mutare chi ne è afflitto sia fisicamente che psicologicamente.

A molti sarà sicuramente capitato di soffrire di mal di schiena, di aver fatto delle radiografie e di aver scoperto di non aver nulla; infatti lì era tutto a posto, ma altrove?

Bisogna considerare che il nostro corpo si abitua a tutto ciò che gli sta intorno e, nel tempo, a relazionarsi al meglio con esso: una persona che rimane per un periodo di tempo in un posto soleggiato, diverrà scura; la stessa, nell’impossibilità di usufruire di un senso, a causa di una eventuale patologia, svilupperà ulteriormente i restanti. Questi sono solo due esempi di come il fisico reagisce a quelle che poi sono situazioni abituali.

Lo stesso però avviene nell’intero l’organismo; il corpo si abitua a tutto, ma a tutto c’è un limite, ed arrivati ad un certo punto anche la nostra struttura fisica dice basta e ci avverte con il “dolore”.

Spesso la lombalgia è l’ultimo compenso del corpo ad adattamenti posturali o strutturali che possono derivare da moltissime cause: una lieve zoppia causata da una distorsione di caviglia mal trattata, un colpo di frusta o addirittura una miopia mal corretta.

Per cui il mal di schiena è solo il campanello d’allarme che ci indica che c’è qualcosa che non va. Quindi “non aspettate che sia il vostro corpo a chiedervelo”, ma agite prima. Prevenite queste situazioni facendovi aiutare da persone professionalmente preparate, come possono essere il vostro medico, il vostro fisioterapista o l’osteopata, capaci di scoprire la causa, e non solo di trattare il sintomo.